Ci sono due concezioni possibili della storia: quella di Erodoto e quella di Tucidide. Questo articolo ha come scopo una narrazione che vada a unire queste due concezioni della storia, apparentemente inconciliabili riguardo al concerto di Marc Rebillet al Teatro Principe di martedì 3 dicembre, raccontato esattamente come è avvenuto, di certo non necessiterà di alcun tipo di esagerazione o abbellimento, perché i fatti parlano da sé. Sarà in un certo senso la storia stessa, così com’è avvenuta, a celebrare il grande personaggio in questione. _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _
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Marc Rebillet: Un Concerto Irripetibile

Un racconto obbiettivo di un evento unico

Ci sono due concezioni possibili della storia: quella di Erodoto e quella di Tucidide. Erodoto diceva che la storia ha lo scopo di narrare le grandi imprese e i grandi eventi, e di celebrare i grandi personaggi che hanno cambiato definitivamente il corso degli avvenimenti. Tucidide invece diceva che la storia ha il semplice scopo di raccontare obbiettivamente i fatti, in maniera distaccata: una cronaca, senza alcuna celebrazione, solo eventi che hanno bisogno di essere raccontati così come sono avvenuti, dimodoché le generazioni future non dimentichino. Questo articolo ha come scopo una narrazione che vada a unire queste due concezioni della storia, apparentemente inconciliabili. Ciò può essere possibile, perché il concerto di Marc Rebillet al Teatro Principe di martedì 3 dicembre 2019, raccontato esattamente come è avvenuto, di certo non necessiterà di alcun tipo di esagerazione o abbellimento, perché i fatti parlano da sé. Sarà in un certo senso la storia stessa, così com’è avvenuta, a celebrare il grande personaggio in questione.

Teatro Principe pieno. Parterre pieno, posti in alto esauriti. Milano ha fatto sold-out il giorno prima, il che è ironico: Marc è agli sgoccioli del suo tour europeo. 35 date in 35 importanti locali in giro per l’Europa, e tutti sold-out, tranne uno: l’ultimo. Marc aveva scelto proprio la nostra capitale per coronare il suo tour, ed è stata l’unica città che lo ha tradito (poi si dice che noi italiani…). Ma questa sventura di certo non gli ha fatto perdere la sua verve.

Ore 21. DJ set pre-concerto in corso. Il teatro continua a riempirsi. La gente del parterre balla spensierata e felice, ma ogni tanto l’attesa tradisce qualcuno, e lo spinge a urlare impaziente il suo nome. Ore 21:20. Improvvisamente la musica si spegne. Le luci si spengono. Boato incredibile. Marc però ancora non si vede. Ancora solo tecnici e staff in fase di preparazione che scorrazzano di qua e di là dal palco verso il backstage. Ore 21:30. Dal backstage sbuca finalmente proprio lui, nella sua classica uniforme: accappatoio e scarpe. La gente impazzisce. Lui, con lo sguardo serio, si ferma di fronte al pubblico che lo acclama. Improvvisamente parte un coro: “NUDE, NUDE, NUDE!”. Lui perde lo sguardo serio. Dopodiché si unisce anche lui al coro, con il microfono. Ma ciò che in realtà stava facendo era registrare: quindi parte il loop. “NUDE, NUDE, NUDE!”. Poi un giro di tastiera, uno di basso, un beat techno, e la prima hit è fatta. Si balla tutti su questo ritmo stravagante.

Conclusione del primo pezzo. Folla in delirio. Marc si avvicina al pubblico e urla un maccheronico “BONASERA!”. Poi una cosa tira l’altra, e non si sa come si finisce in una situazione in cui le prime file sono quasi obbligate a palpare il sedere di Marc, tutto ciò seguito da vari commenti positivi in merito da parte del pubblico femminile. D’un tratto una ragazza del pubblico, anche lei munita di accappatoio, sembra distinguersi dagli altri. Ha qualcosa da dire a Marc. Lui, senza esitare, la fa salire sul palco, ma nel momento in cui apre bocca viene interrotta da un altro tamarrissimo ma giusto coro: “LIMONE, LIMONE, LIMONE!”. Marc non capisce, ma nel momento in cui qualcuno glielo traduce, rivolge immediatamente lo sguardo verso la ragazza. Il pubblico è sovrano, e va accontentato.

Dopo un’appassionatissima slinguazzata, la ragazza ha finalmente la possibilità di parlare, e comunica a Marc che ha un regalo per lui. Gli dice: “So che ami tanto stare in mutande, quindi te ne ho regalate un paio speciali”. Erano davvero speciali: un bel fallo tridimensionale raffigurato sul cavallo. Marc si spacca in due dalle risate, insieme alla folla. Improvvisamente Marc torna serio, come se gli si fosse appena accesa una lampadina. Pronuncia queste parole: “I have to wear these right now.” Ebbene sì, lo fa davvero. Si toglie le mutande proprio lì sul palco, e le sostituisce con quelle nuove, ben più rifornite. Ma non finisce qui. Va dietro alla console, si toglie l’accappatoio sfoggiando tutto il suo arsenale, e urla al microfono: “Now I’ve finally got a penis!” e parte di nuovo il loop. Nuovo pezzone, sonorità hip hop, e ci butta anche un grande freestyle tutto incentrato sul suo pene nuovo di zecca. E nel bel mezzo del brano, si ferma e chiede al pubblico come si dicesse “penis” in italiano, e subito immette nel pezzo un coro triadico che decanta “CAZZO!”. Il pubblico si scatena.

Finale del pezzo. Rivolge un “thank you” verso il pubblico, e si scola l’Ichnusa che era poggiata sul suo banchetto. Esclama un “cin cin!”, e dice che, girando il mondo, il “cin cin” italiano è sempre stato il brindisi che più preferisce, e lo porta sempre ovunque con sé. Poi inizia a leggere l’etichetta. “Ichnusa, anima sarda”. Chiede al pubblico di tradurre, e quando apprende che significa “Sardinian soul” è entusiasta. E come si può ben immaginare, “anima sarda” sarà il topic del suo nuovo pezzo, e la sua pronuncia è perfetta.

Finita quest’altra hit, comincia a viaggiare. Inizia la fase in cui dà sfogo a tutta la sua tecnica pianistica, e crea una sfilza di canzoni meravigliose con misti di sonorità soul, rock, dance, hip hop. Questo è il momento in cui il pubblico è lasciato solo a ballare e godere. Si viaggia un po’ tutti insieme, ma ognuno sul proprio binario. Anche lo spettacolo di luci è molto suggestivo, e ognuno ne trae soddisfazione.

Dopo questa fase, Marc torna col pubblico. Si avvicina a qualcuno che lo chiama, e lo fa salire sul palco. Questo ragazzo gli regala un paio di manette impellicciate, e si ammanettano insieme. Quindi il ragazzo è costretto a stare con lui mentre crea un altro brano. Dopodiché si liberano dalle manette, e improvvisamente un altro ragazzo, in mutande, sale prepotentemente sul palco. Marc lo accoglie a braccia aperte. Quindi ora i due ragazzi sono dietro di lui mentre suona e struttura un’altra canzone. Inizia a cantare qualcosa in merito al ballare. D’un tratto ferma tutto e si rivolge ai due ragazzi. Li costringe entrambi a mettersi uno alla sua destra e uno alla sua sinistra, e a ballare su quel ritmo. Poi abbassa la testa e continua a strutturare il brano, ma non si accorge che i due ragazzi sono scappati a gambe levate. Quando rialza la testa, fa riecheggiare un furioso “WHAT THE FUCK!” e recluta nuovamente i due ragazzi sul palco. Stavolta non hanno scampo, e iniziano a ballare entrambi come degli ossessi. Tutti ballano insieme a loro, e quando il brano si conclude, Marc abbraccia i due ballerini, e li rispedisce nella comfort zone.

A questo punto siamo agli sgoccioli. Marc evidenzia al pubblico che ogni suo concerto è interamente improvvisato, ma poi annuncia che verso la fine è solito suonare alcuni dei suoi pezzi registrati e pubblicati. Il pubblico ne è entusiasta, e per questo Marc lo rende giuria. Attraverso la tecnica dell’applausometro, fa scegliere agli spettatori quale pezzo vorrebbero ascoltare. Eppure gli dà molto di più. Suona tutti e tre i pezzi che aveva proposto.

Prima suona “Reach out”, che era risultato il secondo favorito dal pubblico, poi “I need you” e infine il brano che tutti avevano scelto: “Summertime”. E qui il pubblico va completamente fuori di testa. Una prima ondata di ragazzi, seguita da quasi tutti quelli che componevano il parterre, si butta sul palco. Marc cerca di accoglierli, ma la security fa di tutto per cacciarli. Eppure ci si ritrova in moltissimi su quel palco, a ballare su quelle note, proprio di fianco a lui. La gente è felicissima.

E dopo un’ora e mezza di pura follia, entusiasmo e spensieratezza, Marc ringrazia di tutto cuore quel pubblico meraviglioso, e si congeda. Ed è così che la storia fu scritta.

 

Lorenzo Cusani

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