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Di recente il Parlamento Europeo ha rimesso in tavolo la proposta sul copyright relativa ai siti internet ed al mercato digitale.

Tutte felici le testate, i giornalisti, le case discografiche, Mogol (che di recente è stato nominato il nuovo presidente della S.I.A.E. con delle affermazioni riguardanti una fantomatica guerra contro YouTube), esperti di diritto d’autore, e via dicendo.

A favore della legge si sono espressi anche Silvio Berlusconi con tali affermazioni:

“Da editore e professionista del mondo dell’editoria considero quella di oggi una prima importantissima vittoria di un percorso fondamentale che oso definire di civiltà”

Si aggiunge poi il presidente degli editori italiani Franco Levi:

“Grande vittoria delle libertà. Per gli utenti non cambierà assolutamente nulla: gli oneri ricadono solo sulle piattaforme che diffondono i contenuti. Saranno loro a doversi assumere la responsabilità di non violare il diritto d’autore”

Come se una riforma potesse cambiare il tutto in maniera semplice. L’operazione e l’organizzazione mediatica, ovvero questo teatrino, per arrivare ad approvare questa legge, sembra più che altro una di quelle serate snob che facevano i conti, le dame e i duca nei palazzi reali con tanto di presa in giro rimandando una volta l’approvazione della legge non facendola quindi passare la prima volta come a dire “non la facciamo passare perché noi sappiamo cosa stiamo facendo e queste due cose non vanno”.

Per non parlare di tutto il puttanaio che si è venuto a creare dopo.

Tutte le testate felicissime citate all’inizio, gli editori e i giornalisti, hanno scritto miliardi di articoli.

Bene.

Ma cosa cazzo citano a fare YouTube?

YouTube ha creato la riforma prima di loro e prima di tutti i siti. Poi perché dovrebbero essere felici se i giganti del web rischiano di chiudere a causa di presunte violazioni sulle norme del copyright? Lo sanno che Google fa capo a YouTube? E se a quelli di Google girassero i coglioni e comincerebbero a togliere tutte le pubblicità di AdSense ad ogni editore che esulta felice della legge del copyright? Se a quelli di Google girasse ancora di più i coglioni e oltre a togliere la possibilità di guadagnare da AdSense oscurerebbero anche i loro siti? Prima di fare queste riunioni private per decidere le sorti dell’Europa, perché non hanno chiamato anche in causa persone competenti nel campo dell’informatica e nello specifico di progettazione siti web e relative applicazioni, programmi e sistemi specifici per compiere determinate azioni in modo da capire il macello che stavano per andare a combinare.

E anche Facebook potrebbe pensarla allo stesso modo. Infondo gran parte delle testate sul web ricevono traffico proprio da Google e Facebook.

Ma YouTube se ne può altamente fregare di tutto ciò.

Proprio YouTube, il più citato dagli articoli che parlano della riforma, è avanti di almeno 11 anni rispetto a questa riforma. Tutti sanno benissimo infatti che YouTube ha lanciato il sistema chiamato “CONTENT ID”. In poche parole YouTube ha già avuto a che fare con reclami di violazione di copyright e si è scontrata con Viacom, Mediaset e con la Premiere League inglese per violazione e abuso di contenuti protetti da copyright. Quindi ha pensato di ideare un sistema di riconoscimento dei contenuti al fine di rimnerare con questo sistema le società e i proprietari di contenuti che davano la possibilità alla piattaforma di monetizzare con AdSense i video sia ufficiali (caricate dai canali YouTube partner) che non ufficiali (rippati dagli utenti).

Infatti in tal caso YouTube ha già ormai accordi con quasi tutti gli editori in qualsiasi settore editoriale e quindi la legge (esattamente l’articolo 13) non avrebbe alcun effetto sulla piattaforma. Anzi, YouTube è proprio conosciuto per il suo essere severo sia con i proprietari di contenuti che con gli utenti che caricano gli stessi sui loro canali senza averne il diritto di utilizzo. Infatti quando c’è una controversia (ad esempio un utente che ha il diritto di ricaricare il contenuto) YouTube da la possibilità di rivedere la controversia e costringe il proprietario dei contenuti a riguardare la controversia per rimuoverla. Diversamente, in caso l’utente non ne avrebbe diritto, il proprietario dei contenuti può decidere se continuare a guadagnarci sopra attraverso il Content ID o se far rimuovere definitivamente il video.

Anche Facebook però non scherza: si sa infatti che quando un video viene caricato su Facebook (ai tempi in cui esisteva un applicazione apposita -poi rimossa- succedeva anche con gli audio) viene controllato dal team di YouTube (non sappiamo se c’è una scimmia dietro che controlla ogni singolo video caricato) e nel caso ci siano dei contenuti protetti viene tempestivamente rimosso.

Ma molto probabilmente questo accadrà fin quando non svilupperanno un loro sistema simile al Content ID o fin quando non deciderà di allearsi nuovamente con Google e far fronte insieme a questa cosa potendo quindi guadagnare e far guadagnare gli editori dai contenuti caricati sulla piattaforma.

Ma anche di questo YouTube se ne frega… infondo è un modo in più per battere il “temuto” (e non poi tanto) avversario Facebook e qualsiasi altro avversario che non sarà pronto a questa nuova normativa.

Google infatti conosce benissimo ormai tante questioni relative al copyright anche al di fuori di YouTube. Per citarne una, Google si è scontrato in passato con una società chiamata Perfect 10, essendo citata in giudizio per violazione del copyright. Con questo dove vogliamo arrivare e quindi concludere? Negli U.S.A. esiste una legge chiamata “Fair Use”, ovvero la “Legge del Corretto Utilizzo”. Con tale legge negli Stati Uniti è possibile valutare ogni singolo utilizzo di un opera e valutare una presunta violazione del diritto d’autore. Avrebbero quindi dovuto attuare una riforma del genere piuttosto che approvare un’utile legge per via di tutte le falle già presenti o che si verranno a creare per un motivo o per un altro.

To be continued…

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